Burgum Finarii Borgo del Finale Brevi cenni storici
Il tratto di costiera ligure che da Capo Noli raggiunge le propaggini della Caprazoppa ed il suo entroterra ebbero vita intensa sin dalla preistoria, come testimoniano i resti ritrovati nelle numerose caverne di questo territorio, le più importanti delle quali di fama mondiale sono le Arene Candide e la Pollera.
La vita delle popolazioni locali appartenenti alla stirpe dei Ligures, già verso lanno mille avanti Cristo, si organizza anche fuori delle caverne, in villaggi allaperto e la conquista di questa parte di territorio ad opera dei Romani con la conseguente lunga pace che ne deriva segna il passaggio dal primitivo sistema organizzativo delle genti locali ad un più evoluto stadio di sviluppo: infatti i villaggi si riuniscono in comunità rurali dette pagi, costituiti da un gruppo omogeneo di abitanti che hanno in comune interessi di difesa, di commercio, di sviluppo civile, di amministrazione e così via.
Uno di questi pagi si forma nella località ad Fines ove sbocca la valle del Pora ed ove, quando le popolazioni furono cristianizzate, si insedia la pieve che aggiunge alle funzioni già svolte dal pago anche quelle religiose. La pieve ad Fines acquista il nome di plebes Finarii. Il Medioevo apporta alle genti locali durissime condizioni di vita; esse si vedono occupate dal dominio bizantino, dalle orde dei Visigoti, da quelle dei Longobardi ed infine dai Franchi ed esse non hanno altra scelta che lasciare i litorale e rifugiarsi nelle caverne o sulle alture meglio difese dellentroterra.
Le irruzioni dei barbari del Nord mitigate durante il governo dei Franchi sono intercalate dalle scorrerie dei Saraceni lungo le spiagge ed i funesti, reiterati approdi di queste orde di massacratori, saccheggiatori e schiavisti impongono agli abitanti di rifugiarsi ancor più nellentroterra o di ammassarsi sempre più in quelle grotte che possono offrire un ricetto sicuro.
Il territorio finalese diventa infine dominio degli Aleramici; il nome Finale infatti compare già il 23 marzo del 967 nel diploma con il quale limperatore del Sacro Romano Impero e re dItalia Ottone I° costituisce la marca aleramica. Nel 1091 diventa possesso di Bonifacio del Vasto, discendente di Aleramo; dalla divisione delleredità di Bonifacio del 1142 il figlio Enrico I°, detto il Guercio e capostipite del ramo marchionale dei Del Carretto, ottiene il marchesato di Savona che copre allincirca il territorio della diocesi di Savona.
Conferma di tale possesso viene data dallimperatore Federico I° di Svevia attraverso il diploma dinvestitura del 10 giugno del 1162. Intorno al 1185 si verifica lo smantellamento dellassetto feudale della marca Savonese a causa della progressiva acquisizione dei poteri comunali da parte dei Comuni di Savona e Noli e della conseguente limitazione dei poteri feudali. Enrico I°, detto Il Guercio, si trasferisce a Finale, rifugio ed ultimo baluardo feudale dei marchesi di Savona, prendendo residenza, sembra, nel suo possedimento detto Vignadonne al confine della Plebes Finarii. I Del Carretto diventano Signori del Finale e conservano il titolo di marchesi di Savona anche dopo la perdita della città. Il figlio del Guercio, Enrico II°, eredita dal padre il Finalese, i territori che gravitano intorno a Millesimo ed altri possedimenti in Piemonte.
Ed è Enrico II° a dar vita, verso il 1190 circa, al nuovo Burgum Finarii, ai piedi dello sperone roccioso del Bechignolo, ove sorgerà la rocca di Castel Gavone. Il territorio scelto per la nascita del Borgo ha il pregio di essere punto dincontro di valli e strade, di trovarsi vicino al mare, del cui accesso terrestre ha il controllo e di costituire quindi un punto strategico di primaria importanza; a queste caratteristiche si aggiunge quella di trovarsi nella piana alluvionale formata dalla confluenza dei torrenti Pora ed Aquila, torrenti che per la naturale difesa che essi offrono al Borgo, rafforzano limportanza della posizione strategica in ordine ai sistemi bellici medioevali. Labitato si sviluppa, senza una precisa e regolare planimetria, su alcune strade parallele ed ortogonali, entro la cerchia delle mura, che determinano e condizionano lo sviluppo edilizio.
Lintento del Marchese è certamente quello di formare e costituire una vera e propria capitale del piccolo stato feudale che fa a lui capo, in modo da farlo diventare un importante centro in quel periodo storico turbolento e burrascoso. È preferito il Borgo quale capitale ad altre località facenti parte del Marchesato per evidenti caratteristiche che ha il Borgo di essere situato su intinerari o lungo valli che lo proteggono nellentroterra e sul litorale; si può far riferimento a Varigotti, a Pia, a Perti, a Monticello, ad Orco. Non indolore è la nascita del Borgo, perché i Genovesi accampano diritti di giurisdizione sul mare e sulla costa ed avversano con caparbietà il feudatario del Finale che si appella, insieme con altri feudatari liguri, allimperatore Federico II°, il quale, il 17 luglio 1226, conferma ad Enrico II° le investiture del feudo e di quanto accordato ai suoi predecessori.
Notevoli sono le successive vicende politiche, militari, territoriali, economiche e sociali cui deve sottostare il Borgo nel periodo in cui esso è così strettamente legato alla famiglia Del Carretto, le cui sorti si riverberano indissolubilmente sulle vicissitudini della popolazione e del suo modo di vivere sul territorio.
Ai principali avvenimenti del periodo di soggezione del Borgo ai Del Carretto ed alla caratteristica del loro governo, dedichiamo queste poche, riassuntive note: Le lotte sostenute dai Del Carretto, nel trascorrere dei secoli, hanno come unico denominatore comune lo sforzo di non cadere sotto linfluenza, od il giogo, della potente Repubblica di Genova che ha sempre tentato di monopolizzare la vita dellintera Liguria specie dei territori che si affacciano sulla costiera ligure.
Naturalmente Genova ha messo in opera tutti i modi di appropriarsi anche di questo minuscolo feudo per poter controllare i traffici commerciali con i potentati dellalta Italia e con lEuropa. Nel trascorrere del tempo, i Del Carretto, pur opponendo la più strenua resistenza a Genova, hanno dovuto sottoscrivere con essa diversi accordi commerciali con i quali hanno riconosciuto a Genova il monopolio del commercio del sale, accordi che peraltro i Del Carretto hanno frequentemente eluso, anche a causa dellesosità delle clausole imposte.
Tuttavia sono frequenti le incursioni e le guerre dei Genovesi contro il Finale (alimentate anche dalle lotte guelfo-ghibelline e dalle rivalità tra le famiglie genovesi dei Fregoso e degli Adorno, questi ultimi alleati e sostenitori dei Del Carretto), sfociate in una prima guerra, conclusasi con la distruzione e linterramento del porto di Varigotti nel 1341 e nella costruzione difensiva di Castel Franco negli anni 1363-65.
Una seconda guerra nel 1437 si conclude con la pace, mentre una terza guerra nel 1447, termina con la capitolazione di Castel Gavone, il saccheggio del Borgo, la distruzione delle sua mura e loccupazione temporanea di tutti i territori appartenenti ai Del Carretto. Alla fine del 1450 Giovanni I° Del Carretto riesce a riconquistare il Finale, si dice in una sola notte, e dopo aver concluso una pace con Genova, lanno seguente può festeggiare nel giorno dedicato a S. Caterina la completa riedificazione delle mura intorno al Borgo.
A questa ricostruzione si deve il fatto di poter vedere oggi il disegno del piano urbano del Borgo così come a quel tempo era impostato. Il Borgo antecedente alla radicale distruzione da parte dei Genovesi a conclusione della guerra del 1447, non si sa con precisione come sia stato e nemmeno si conosce se le mura del Borgo primitivo corressero sullo stesso tracciato di quelle attuali; la sola cosa certa è che la pianta della città continua a seguire, come prima, le necessità della difesa, entro il perimetro segnato dalle mura.
I discendenti di Giovanni I° riescono, tra alterne fortune politiche e rivolte popolari, puntualmente fomentate da Genova, a reggere le sorti del marchesato fino al 16 maggio del 1598: in quella data Sforza Andrea Del Carretto, dopo lunghe, complicate e difficili trattative, aliena tutti i suoi diritti sul feudo al re di Spagna Filippo II° con un contratto firmato in Milano.
Un accenno dobbiamo ora riservare anche alla storia del Borgo nel periodo successivo alla rinuncia dei Del Carretto al feudo finalese, rinuncia che comporta il passaggio del territorio sotto la dominazione spagnola. Occorre subito precisare che il Borgo partecipa, insieme con Finalmarina e con tutto il finalese, ai vantaggi di un importante sviluppo economico che il governo spagnolo imprime a tutto il territorio, in dipendenza soprattutto del fatto che il Finale diventa una fondamentale testa di ponte del dominio spagnolo in Italia: infatti il Borgo diventa sede di un governatorato con un forte e stabile presidio militare a difesa dei suoi confini e degli intensi traffici con la valle del Po.
I benefici che il Borgo ne ricava si possono ancora oggi tangibilmente rilevare dai numerosi rifacimenti, avvenuti in questo periodo, dei palazzi quattrocenteschi, edificati ai tempi della ricostruzione del Borgo, sotto la guida dei Del Carretto. I palazzi e ledilizia urbana che vediamo oggi si può dire che sono il frutto degli ammodernamenti apportati durante la dominazione spagnola e rappresentano ancora un quadro fedele del Borgo del Seicento; rari sono gli avanzi dei secoli XV° e XVI°.
Gli effetti benefici della dominazione spagnola sul Finalese si fanno sentire fino alla conclusione della guerra di successione spagnola. In seguito al trattato di Utrecht del 1713 ed alla pace di Rastadt del 1714, il Finale diveta dominio genovese, che insedia i suoi governatori; da questo momento in poi si scatena la guerra tra Genova, i discendenti dei Del Carretto della linea di Balestrino ed i re di Sardegna, che si inseriscono nel conflitto per acquisire i territori del finalese come sbocco verso il mare.
Il conflitto si conclude a favore di Genova in modo definitivo solamente dopo la pace di Aquisgrana del 1748. Nel 1797, quando la Repubblica di Genova viene dissolta dallimpresa militare napoleonica, il Finale entra a far parte del neo costituito Dipartimento di Montenotte ed i tre rioni (Borgo, Marina e Pia) sono riunificati sotto una unica amministrazione.
Dopo la caduta dellImpero Napoleonico e la Restaurazione, tutto ritorna ante quo ed il Finale segue le sorti politiche del Regno di Sardegna prima e del Regno dItalia poi. Finalborgo, nel ruolo primario di capitale del marchesato prima e di sede del governatorato poi, ha sempre goduto di uno status di centro economico e politico di primordine, che ha favorito, come ancora oggi si può osservare, la costruzione di edifici con pregevoli strutture architettoniche e la realizzazione di opere artistiche di rara bellezza. Lattento osservatore di oggi che vaga per le vie di Finalborgo può ancora ammirare i numerosi ed importanti fasti del passato (primo fra tutti lantica basilica e collegiata di S. Biagio) ed intuire la ricchezza culturale raggiunta dalla popolazione locale che ha vissuto prima di noi in questo unico ed irripetibile burgum Finarii.
Linvito che lo scrivente si sente di rivolgere ai nostri contemporanei, investiti o no di responsabilità amministrative, è quello di essere capaci di accompagnare lappagante sentimento di fierezza per il patrimonio culturale e spirituale ereditato dai nostri avi, con il dovere e lonere di ritrasmettere, nel modo più integro possibile, ai nostri posteri un così splendido retaggio.
Tratto da "Memorie ed immagini sulle vie di Finalborgo, un pretesto per descrivere il nostro burgum e la sua Pubblica Assistenza" Tutti i diritti sono riservati a norma di Legge. Nessuna parte di questo studio può essere divulgata, riprodotta o trasmessa in ogni forma possibile, senza l'autorizzazione scritta del curatore dello studio Giuseppe Berta.