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Chiostri di Santa Caterina
La costruzione della chiesa e del convento, dato in principio all' Ordine dei Domenicani, fu iniziata nel 1330 per volere di Venezia, vedova di Giorgio Del Carretto marchese del Finale, e di Aleramo ed Emanuele Del Carretto di Mombaldone; solo nel dicembre del 1359 papa Innocenzo VI° promulgò una Bolla di conferma per l'edificazione della chiesa e dell'annesso convento "unum locum vestri Ordinis, cum ecclesia sive oratorio, campanili, campana, coemeterio, domibus ac aliis necessariis officionis ...". La fabbrica della chiesa, dedicata a S. Caterina, originariamente era a tre navate, con due file di colonne trecentesche in pietra del Finale e con tre absidi, due laterali quadrate (una coincidente con l'attuale campanile) ed una semicircolare, rivolte verso nord; essa costituiva quasi la "Superga" dei Del Carretto in terra finalese e conservava, fino allo smantellamento definitivo, le tombe di numerosi Marchesi e molte importanti opere d'arte di grande pregio, ora conservate presso la basilica di San Biagio. L'abside centrale è stata demolita al principio del secolo XIX° insieme con tutti i colonnati, e la chiesa trasformata in un'unica grande aula con cappelle laterali; ricordiamo inoltre, per dovere di completezza, che fra il 1817 e il 1864, la chiesa ebbe addirittura l'abside costruita sul lato opposto, rivolto a sud verso le mura. La chiesa e i chiostri, che dal 1863 erano stati adibiti a penitenziario e erano stati notevolmente danneggiati per adattare la struttura alla sua nuova utilizzazione, costituiscono oggi nuovamente uno dei principali complessi monumentali del Borgo, essendo state chiuse le carceri nel 1964 e restituiti in proprietà al Comune di Finale Ligure. Con l'intero vano della chiesa liberato dalle sovrastrutture carcerarie e riportato, se non alle origini, ad un'unica grande aula polifunzionale, appaiono già quasi del tutto liberati i due chiostri, opera rinascimentale dovuta al Carlo Domenico Del Carretto, costruiti circa tra il 1500 e il 1530, all'epoca ancora vescovo, come si può evincere dagli stemmi araldici riportati su tutti i capitelli del colonnato. Nonostante tutti i rimaneggiamenti architettonici apportati e le devastazioni subite nel trascorrere del tempo a causa delle vicende politico-militari, i due chiostri sono rimasti miracolosamente intatti, divisi da un muro ed una fila di vani, comunicanti alle loro estremità e circondati da ampi locali e loggiati di varia epoca; il piano superiore del primo chiostro, con i relativi corridoi, sale e celle dei monaci, è stato destinato all'attuale sede dell'Istituito Internazionale di Studi Liguri ed al Civico Museo del Finale che conserva al suo interno importanti resti archeologici di primaria importanza scientifica. Dall'esterno, sulla piazza S. Caterina, è possibile osservare il fianco sud della chiesa, con in evidenza due portali gotici di cui uno ornato di un fregio con l'Agnus Dei e gli stemmi araldici del Carretto; la torre campanaria, mozzata dopo il terremoto del 1887 era completamente mascherata dall'intonaco, ma recentemente è stata riportata alla sua originale bellezza attraverso un lungo restauro culminato con la ricostruzione dell'originaria cuspide, però in materiale diverso dall'originale. Naturalmente questa grande struttura non è ancora interamente fruibile ai residenti e visitatori, ma, grazie ad un lento e costante restauro, in un futuro prossimo l'intero complesso architettonico ritornerà ad essere nuovamente uno spazio di ritrovo sociale e civico come un tempo lo era stato per firmare, ad esempio, il solenne giuramento di fedeltà prestato al comune di Genova nel 1449 e nel 1558 e la promulgazione di alcuni capitoli dello Statuti che regolavano i rapporti tra il popolo, le istituzioni ed il potere marchionale nel marchesato.

Tutti i diritti sono riservati a norma di Legge. Nessuna parte di questo studio può essere divulgata, riprodotta o trasmessa in ogni forma possibile, senza l’autorizzazione scritta del curatore dello studio Giuseppe Berta.


 

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